Caffè
Nell'Europa del ‘600 la scoperta del tè, della cioccolata e del
caffè provocò più sconvolgimenti di
quanti si possano immaginare.
L'indignazione dei commercianti di liquori, la paura di sovversioni
e lotte religiose
coinvolsero
anche il caffè, che comunque si diffuse a macchia d’olio
nel
continente secondo tradizioni e abitudini delle varie nazioni.
La nera e amara bevanda del diavolo, così amava definirla Francesco Redi,
causò una buffa
diatriba quando, nell'Europa del 1674 un gruppo di donne
inglesi firmarono una petizione
secondo la quale il caffè rendeva i loro
uomini poco interessati al gentil sesso.
Pronta fu la risposta degli uomini con la pubblicazione della storia di Maometto,
secondo la quale ricevuto in dono delle bustine di caffè dall’arcangelo
Gabriele in una sola notte rese felici ben quaranta donne.
I caffè divennero ben presto punto di ritrovo di rivoluzionari ed intellettuali
e per questo visti come pericolo dai dittatori e governanti.
Nel dicembre del 1675 Carlo II Stuart emise la sua "Proclamation for the
Suppression of Coffee-houses", in base alla considerazione che il caffè dava
il massimo dell'eccitazione intellettuale e costava meno della cioccolata e del
tè. Nelle cinque giornate di Milano il consumo di caffè aumento
notevolmente, al punto di sostituire il consumo dei sigari di monopolio austriaco.
Nel 70 nacque la rivista illuminista il caffè, ideata da Pietro Verri,
elogiando la bevanda come ispiratrice dell'evoluzione del costume e della cultura.
Il papa Clemente VIII battezzò il caffè sostenendo che non poteva
essere lasciato agli infedeli.
In fine citiamo Voltaire, che affermava:
"Bevo quaranta caffè al giorno, per essere ben sveglio e pensare,
pensare come combattere i tiranni e gli imbecilli." Vedi
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